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    Transizione energetica ed evoluzione del mercato: l’importanza della qualificazione

    di Stefano Chini (responsabile Federazione Impianti Confartigianato Imprese Prato)

    Se ne parla molto. È il tema del momento, tirato in ballo quando il clima presenta eventi estremi, come purtroppo il nostro territorio è stato abituato in questi ultimi anni (dalla tempesta di vento del 2015, alle alluvioni, al clima torrido estivo). La Transizione energetica. Un po’ tutti si stanno dirigendo verso le energie rinnovabili e lo si sta facendo ad una velocità sempre crescente. Ci sono dati significativi in tal senso, che ci fanno capire che la strada verso la decarbonizzazione sta prendendo finalmente la direzione giusta. Sia chiaro, le parole sono tante e ancora molto c’è da fare per convertire i processi funzionanti a carbone per arrivare agli obiettivi del 2050 che prevedono di ridurre a zero le emissioni di anidride carbonica. In ogni caso, le energie rinnovabili italiane hanno registrato un nuovo record: a maggio 2024 hanno coperto il 52,5% della domanda elettrica nazionale. Nello stesso mese dello scorso anno si era al 42,3%. È interessante scoprire che la crescita ottenuta è in gran parte dovuta alla esponenziale diffusione del solare fotovoltaico. Questo elemento va preso in considerazione anche al fine di capire le tendenze del mercato e sul nuovo modello energetico che spingerà, in modo crescente, gli impianti tecnologici degli edifici verso l’elettrificazione. Le pompe di calore saranno senza dubbio le protagoniste di questo processo, visto che godranno sempre di più dell’apporto elettrico garantito dai sistemi fotovoltaici e, al contempo, saranno la soluzione ideale per riqualificare gli impianti di riscaldamento funzionanti a combustibili derivanti da gas metano, petrolio e suoi derivati. L’abbinata pompa di calore e fotovoltaico sarà quindi decisiva nella prima fase di partenza della Direttiva Edifici che darà il via ufficialmente alla transizione energetica in Europa e in Italia. Sarà un percorso che dovremo fare insieme a tutte le categorie (non solo gli impiantisti), perché il passaggio da un sistema di riscaldamento tradizionale (caldaia a metano – pompa di calore) non è realizzabile tout-court senza un intervento riqualificante della parte edificio, che permetta all’impianto alimentato da rinnovabili di offrire i medesimi comfort che fino ad ora offrono gli apparecchi a combustibili solidi. Ecco perché sarà determinante in questa partita una rivisitazione dei bonus edilizi utile ad aiutare lo sviluppo di questo processo. La demonizzazione del super-bonus in tal senso non ha aiutato ma è necessario estrapolare da questa esperienza tutti gli elementi positivi che è obbligatorio riproporre. Il recente studio pubblicato da Enea conferma che il parco immobiliare italiano è datato, con 12,4 milioni di edifici residenziali, dei quali oltre il 60% è stato costruito prima del 1976, anno di entrata in vigore della prima legge sul risparmio energetico e che necessita dunque di interventi significativi per poter conseguire gli obiettivi di risparmio energetico in ottemperanza alle nuove direttive Ue.
    Un altro dato che ci fa riflettere sul percorso verso la transizione energetica è quello che proviene dalla Cina, una delle superpotenze con cui paradossalmente si gareggia nella corsa della leadership economica e politica. Secondo un rapporto del NY Times, lo scorso anno la Cina ha installato più pannelli solari di quanto abbiano mai fatto gli Stati Uniti nella loro storia, ha tagliato di quasi la metà il prezzo all’ingrosso dei pannelli fotovoltaici venduti, ha aumentato del 38% le esportazioni dei pannelli assemblati e raddoppiato le esportazioni dei componenti chiave. Inoltre, durante l’ultima sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo della Repubblica popolare cinese, il premier Li Qiang, il secondo funzionario più alto del paese dopo Xi Jinping, ha annunciato che il paese avrebbe accelerato la costruzione di parchi solari, di progetti eolici e idroelettrici.
    Una scelta strategica ben precisa, che punta a rendere la Cina sempre di più il Paese di riferimento nel campo delle rinnovabili. Una scommessa per i leader cinesi che lavorano su tre fronti: pannelli solari, auto elettriche e batterie al litio, con la speranza di superare la crisi economica che ha rallentato l’economia cinese negli ultimi anni.
    La Cina ha fatto della transizione energetica un grande business, ottenendo risultati anche dal punto di vista ambientale, con un arresto del picco di emissioni di anidride carbonica. In pratica sembra finalmente visibile l’obiettivo di un mondo ad emissioni zero, cioè decarbonizzato, o perlomeno sotto il livello di guardia.
    La strada della transizione energetica è chiaramente tracciata, come si vede e i dati attuali ci dicono un’altra importante verità, cioè che il mercato va più veloce degli operatori che, ad oggi, risultano non tutti in possesso delle necessarie qualifiche per operare.
    I posti di lavoro e le opportunità che stanno emergendo sono tante ed è strategico mettere come prioritaria la propria qualificazione, proprio per occupare un ruolo professionale preciso all’interno di questo nuovo mercato. Tutto questo non deve spaventarci e deve portarci ad una evoluzione che permetta di passare dall’imprenditore artigiano che padroneggiava la tecnica all’imprenditore analista che studia il mercato, le performances della sua azienda e imposta, di conseguenza, programmi e obiettivi, per garantire maggiore efficacia al proprio business. Una vera e propria arte che si basa su conoscenze, abilità e competenze. Insomma per padroneggiare gli obiettivi, anche e soprattutto a livello business, serve aggiornarsi e formarsi, entrando nel vivo di diverse tecniche. Si tratta quindi di arricchire il proprio bagaglio imprenditoriale, con l’obiettivo di muoversi in maniera moderna ed anche flessibile. Confartigianato va avanti con forza sul tema della sostenibilità, confermando la scelta imprescindibile di accompagnare gli artigiani e le piccole imprese nelle transizioni, rendendoli ‘motori’ di trasformazioni capaci di tenere in equilibrio opportunità economiche, responsabilità ambientali e impatto sociale. Tutto questo richiede la strutturazione di nuovi servizi e nuovi processi di sviluppo.
    Il percorso di Confartigianato Imprese per la diffusione di una cultura della sostenibilità, non solo ambientale ma anche economica e sociale, è iniziato nel 2023 con il 1° Forum della Sostenibilità dal quale è scaturita l’intenzione di pianificare delle attività continuative e coordinate volte a rinforzare la convinzione che le aziende artigiane sono sostenibili “per natura” perché piccole, radicate nel territorio, predisposte all’innovazione, ecc. Ed è su questa linea che si innesta la Settimana dell’Energia, che si rinnoverà anche quest’anno dal 21 al 27 ottobre, con l’organizzazione simultanea di un quadro complessivo di iniziative diffuse su tutto il territorio che avessero come unico filo conduttore la sensibilizzazione, l’informazione, la formazione e l’orientamento sui temi della transizione green. Un anno fa, a Prato, parlammo con esperti di settore di autoconsumo dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici e di comunità energetiche. Obiettivo principale sarà quello di aumentare a tutti i livelli la cultura della sostenibilità su temi complessi ed estremamente attuali quali: cambiamento climatico, Agenda ONU 2030, comunità energetiche, energie rinnovabili, blu economy, tassonomia, finanza sostenibile, economia circolare, mobilità sostenibile, idrogeno, welfare d’impresa, benessere sociale, turismo sostenibile, riduzione degli sprechi agroalimentari, moda sostenibile, eco-sostenibilità di interi settori manifatturieri quali la moda, la ceramica, il legno, etc., coinvolgendo i cittadini e le comunità locali, le istituzioni, il mondo imprenditoriale, il mondo della finanza e bancario, le scuole, le università, il sistema camerale, gli impianti produttivi, i media.
    Perché alla transizione noi ci crediamo davvero.

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