È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 96 del 7 maggio 2026 che recepisce la Direttiva europea 2023/970, finalizzata a rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per mansioni di pari valore.
La nuova disciplina, entrata in vigore il 7 giugno 2026, introduce importanti novità in materia di trasparenza retributiva, con l’obiettivo di contrastare il divario salariale di genere e promuovere una maggiore equità nei luoghi di lavoro. Le disposizioni coinvolgono tutte le imprese, pubbliche e private, e tutti i lavoratori subordinati, compresi i dirigenti. Restano esclusi dall’applicazione della norma i rapporti di lavoro domestico, intermittente e di apprendistato.
Gli obblighi per le imprese
Gli adempimenti previsti dalla normativa variano in funzione della dimensione aziendale.
Le imprese con meno di 100 dipendenti non sono soggette a obblighi periodici di comunicazione dei dati retributivi.
Per le aziende con almeno 100 dipendenti, invece, viene introdotto un sistema di monitoraggio del divario retributivo di genere:
- aziende con 250 o più dipendenti: trasmissione annuale dei dati a partire dal 7 giugno 2027;
- aziende da 150 a 249 dipendenti: trasmissione ogni tre anni a partire dal 7 giugno 2027;
- aziende da 100 a 149 dipendenti: trasmissione ogni tre anni a partire dal 7 giugno 2031.
Particolare attenzione è riservata ai casi in cui emerga un divario retributivo pari o superiore al 5% tra uomini e donne che non sia giustificato da fattori oggettivi. In queste situazioni il datore di lavoro dovrà adottare misure correttive entro sei mesi. Qualora il divario persista, sarà necessario procedere a una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali e trasmettere i relativi risultati all’organismo di monitoraggio istituito presso il Ministero del Lavoro.
A chi si applica
La normativa interessa:
- tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal settore economico e dalla dimensione aziendale;
- tutti i lavoratori subordinati, inclusi i dirigenti;
- i candidati che partecipano a procedure di selezione del personale.
Le principali novità introdotte
Tra gli aspetti più rilevanti del provvedimento vi è il rafforzamento del diritto all’informazione. I lavoratori potranno richiedere e ottenere per iscritto informazioni sui livelli retributivi medi, distinti per genere, relativi a colleghi che svolgono lo stesso lavoro o attività di pari valore. Il datore di lavoro dovrà fornire riscontro entro due mesi dalla richiesta.
Le aziende saranno inoltre tenute a informare annualmente tutto il personale sui diritti riconosciuti in materia di trasparenza salariale e sulle modalità per esercitarli.
Importanti cambiamenti riguardano anche le procedure di selezione. Gli annunci di lavoro dovranno essere formulati con criteri neutrali rispetto al genere e riportare la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista per la posizione. Contestualmente viene introdotto il divieto di richiedere ai candidati informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti rapporti di lavoro, misura volta a evitare il consolidamento di eventuali disparità retributive pregresse.
Per le imprese con oltre 100 dipendenti, infine, sono previsti ulteriori obblighi di comunicazione e rendicontazione finalizzati a monitorare nel tempo l’evoluzione del divario salariale tra uomini e donne.
Le modalità operative per la trasmissione dei dati e per gli adempimenti previsti dal decreto saranno definite da successivi provvedimenti attuativi del Ministero del Lavoro, attesi entro settembre 2026.




