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    Decreto Bollette: luci e ombre per le imprese artigiane

    Il Decreto Legge Bollette, approvato a febbraio dal Consiglio dei Ministri, introduce misure urgenti per sostenere famiglie e imprese attraverso agevolazioni tariffarie sull’energia elettrica e il gas naturale. Confartigianato, intervenuta nei giorni scorsi in audizione davanti alle Commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera, ha espresso un giudizio articolato: se da un lato riconosce l’importanza delle misure a favore delle piccole imprese, dall’altro ha evidenziato criticità che rischiano di penalizzare il comparto manifatturiero artigiano, in particolare il settore Moda.
    “Accogliamo con favore l’azzeramento degli oneri di sistema in bolletta per un semestre per le utenze in Bassa Tensione – afferma il presidente di Confartigianato Imprese Prato, Luca Giusti – ma restano escluse le attività produttive collegate alla Media Tensione con gli stessi codici energivori, ma con consumi inferiori al milione di chilowattora l’anno. Molte nostre imprese rientrano in questa categoria: pur non essendo formalmente ‘elettrivore’, hanno consumi significativi che incidono pesantemente sui costi di produzione”.
    Per correggere queste disparità, Confartigianato ha avanzato alcune richieste in fase di conversione in legge del Decreto. “Chiediamo – prosegue Giusti – che l’azzeramento degli oneri abbia decorrenza retroattiva da dicembre 2024, mese in cui i rincari hanno iniziato a farsi sentire. Inoltre, proponiamo l’allineamento della definizione di microimpresa vulnerabile avente diritto alle agevolazioni, con quella già esistente secondo la legge 124/2017, per garantire maggiore equità nell’accesso ai benefici”.
    A sottolineare l’urgenza del problema è anche Fabrizio Campaioli, presidente del Consorzio Multienergia: “A febbraio 2025, il prezzo dell’elettricità per le imprese è aumentato del 37,5% rispetto all’anno precedente, con un aggravio del 26% sugli oneri destinati al finanziamento delle energie rinnovabili. I costi energetici vanno affrontati con misure strutturali e non solo con interventi temporanei. I dati nazionali indicano che una piccola azienda tessile, che nel 2024 pagava 163 euro/MWh, nel 2025 si trova a sostenere un costo di 218 euro/MWh, con un incremento del 34% nelle spese complessive per l’energia. Inoltre, le micro e piccole imprese italiane pagano il prezzo dell’elettricità più alto d’Europa, superiore del 22,5% rispetto alla media europea”.
    Per questo motivo, Confartigianato ha chiesto in audizione che anche i contratti destinati alle piccole e micro imprese siano inclusi nelle misure di rafforzamento della confrontabilità delle offerte, attualmente previste solo per i clienti domestici. “Di fondamentale importanza – conclude Campaioli – sarebbe di iniziare a dividere il prezzo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili con quello prodotto con fonti tradizionali: il meccanismo della borsa europea penalizza fortemente il nostro paese, poichè in Italia la produzione che non avviene da fonti rinnovabili, avviene con il gas, che ha costi altissimi, diversamente ad esempio da altri paesi che usano il nucleare e quindi avrebbero meno bisogno di dividere il prezzo dell’energia sulla base di come viene prodotta”.
    Confartigianato continua dunque a lavorare affinché le esigenze delle imprese artigiane siano adeguatamente considerate, chiedendo interventi mirati per un sostegno equo e concreto a tutto il comparto produttivo.

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